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09-08-2019

AGENTI E RAPPRESENTANTI IN FORMA SOCIETARIA: RECESSO PER PENSIONAMENTO DEL SOCIO, LA SOCIETÀ HA DIRITTO ALLE INDENNITÀ DI CESSAZIONE?

A cavallo degli anni 2000 si era ampiamente diffusa la prassi di trasferire il mandato di agenzia dall’agente persona fisica ad una società, generalmente di persone, ciò al fine di potere beneficiare di un trattamento fiscale più favorevole. A parte questa trasformazione formale però, la concretezza del rapporto proseguiva come in passato. L’unico ed esclusivo esercente l’attività di promozione delle vendite restava la medesima persona fisica, che interveniva però non più come lavoratore autonomo ma bensì, nella maggioranza dei casi, quale amministratore della società di rappresentanza.

Quella che, all’epoca, era sembrata poco più che una scelta di carattere organizzativo, può produrre a distanza di anni conseguenze tutt’altro che trascurabili.

Quando infatti l’agente persona fisica maturi i requisiti per la pensione, ci si potrebbe attendere (come nella prassi infatti si constata spesso) che all’agente spettino le indennità di cessazione del rapporto, a prescindere dalla forma in cui abbia esercitato il mandato, se in forma di ditta individuale o per mezzo di una società commerciale. Ciò è particolarmente vero per l’indennità suppletiva di clientela.

Come è noto, l’indennità suppletiva di clientela e, più in generale, tutte le indennità di cessazione del rapporto di agenzia (ad eccezione dell’indennità accantonata presso Enasarco) spettano all’agente al ricorrere di determinati requisiti.

Quello che qui interessa in particolare, è quello espresso dal 3° comma dell’art. 1751 c.c. che, nell’escludere il diritto dell’agente alle indennità in caso di recesso dovuto a sua iniziativa, fa salvi i casi in cui il recesso dell’agente sia “giustificato da circostanze attribuibili all’agente quali età, infermità o malattia, per le quali non può essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell’attività”.

Per converso, quindi, all’agente che receda dal contratto di agenzia spetteranno le indennità di cessazione solo se detto recesso sia giustificato da cause, quali il pensionamento o la malattia, rispetto a cui egli sia, per così dire, incolpevole.

Sulla base di questa disciplina generale, la contrattazione collettiva di categoria stabilisce poi espressamente che spettino all’agente le indennità di cessazione qualora questi receda dal mandato di agenzia per raggiungimento della pensione INPS o Enasarco.

Ma cosa succede agli agenti che si siano dimessi al maturare dei requisiti pensionistici ed abbiano però svolto tutta o la parte terminale del mandato in forma societaria?

In questo caso l’indennità non sarà dovuta.

Sul tema è intervenuta la Corte di Cassazione, con un ragionamento assai lineare (ordinanza n. 8008 del 2018).

Punto di partenza è l’incontestabile rilievo per cui sussista diversità soggettiva tra la persona fisica del socio di società/amministratore (che pure in concreto ed in via esclusiva abbia svolto l’attività di promozione delle vendite in favore della casa preponente) rispetto alla società stessa.

Su questa base, la Cassazione non ha potuto che rilevare che il recesso dal mandato operato dalla società di rappresentanza sulla base del raggiungimento dell’età pensionabile da parte del socio/amministratore non si potesse annoverare tra quei casi di recesso non imputabili all’agente. Invero, prosegue la Cassazione, il pensionamento del socio amministratore deve reputarsi un fatto interno alla società, che ben avrebbe potuto proseguire l’attività avvalendosi di altra persona, diversa rispetto al soggetto che abbia maturato il requisito pensionistico.

Orbene, sebbene la conclusione appaia leggermente fuori fuoco rispetto alla pratica degli affari, dove spesso il rapporto fiduciario con l’agente –soprattutto per i mandati di lunga durata- è incentrato sulla persona fisica del collaboratore, a prescindere dal soggetto giuridico formalmente titolare del contratto, essa è nondimeno necessitata dalla indiscutibile autonomia giuridica dei soggetti coinvolti.

Ciò peraltro non significa che l’agente che abbia esercitato l’attività in forma societaria e sia prossimo al pensionamento debba per forza perdere le indennità di cessazione.

Invero, è la stessa Cassazione nella sentenza sopra citata ad offrire qualche utile suggerimento, che si riporta di seguito.

Rileva la Corte che, ove il rapporto di agenzia intercorra, come è ben possibile, con una società, le motivazioni del recesso [che legittimino comunque l’agente alla percezione delle indennità di cessazione -ndr] non possono che riguardare fatti che impediscano alla società stessa la prosecuzione dell’attività: irrilevanti, di per sé, rimanendo, i fatti che, come l’età, l’infermità o la malattia [o il pensionamento - ndr], abbiano riguardato la persona del socio, sia pure accomandatario [si trattava nel caso specifico di un agente sotto forma di s.a.s. - ndr] e, come tale, amministratore della stessa, i quali, infatti, non determinano alcuna conseguenza sulla prosecuzione dell’attività sociale, salvo, naturalmente, che la loro verificazione abbia indotto il socio accomandatario a recedere dalla società, quanto meno per giusta causa, ovvero gli altri socie ad escluderlo, ove abbia conferito la propria opera, e sempre che tali evenienze abbiano concorso ad integrare una causa di scioglimento della società e, quindi, di cessazione dell’attività sociale, come, ad esempio, la sopravvenuta mancanza di soci accomandatari per oltre sei mesi”.

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